venerdì 28 dicembre 2012

La memoria del cuore


E' senz'altro ammirevole come questa coppia sia riuscita a ricostruire la propria vita insieme dal nulla, rinnovando pian piano i sentimenti che nutrivano l’uno verso l’altra cercando di mantenere fede alla promessa matrimoniale che si erano scambiati solo due mesi prima, ma,a parte questo, nel libro non c’è veramente molto se non il ricorrente per non dire ridondante riferimento al grandissimo miracolo di cui sono stati testimoni. A mio parere la storia è stata raccontata qui in maniera un po’ generica e a lettura ultimata posso dire che non mi è rimasto dentro granchè . 
Ciò che mi ha data un pò fastidio in questo libro è la vena di fatalismo che percorre tutta la storia. Capisco che questa vicenda sia successa a persone reali che quindi hanno voluto dare molto risalto a ciò che secondo il loro parere è stato un aspetto fondamentale della loro vita prima, durante e dopo l’incidente cioè la fede, l’affidarsi completamente e senza riserve a Dio, e questo io lo rispetto ma ho trovato che nel libro lo si sottolinei un po’ troppo soprattutto quando si fa riferimento a un Dio che riserva più grandi, imperscrutabili piani, ma questo mio fastidio è da imputare più che altro al mio retroterra culturale e religioso leggermente diverso da quello dei protagonisti e quindi lo considero una pecca superabile. Ecco solo però avrei voluto che nel libro fosse dato più spazio all'introspezione interiore della ragazza che si ritrova di punto in bianco sposata con uno sconosciuto a doversi aggiustare in una vita che non percepisce come propria, immagino che si sia dovuta porre domande e questioni più scomode che il semplice affidarsi completamente al volere di Dio, insomma credo che ogni essere umano avrebbe vacillato e sarebbe stato assillato da dubbi e incertezze e mi sarebbe piaciuto conoscere i suoi sentimenti più che leggere la cronistoria pura e semplice di quei mesi in cui ha cercato di riconquistarsi la sua vita. Detto questo, la scrittura è abbastanza scorrevole, forse anche troppo finendo per risultare un pò piatta, come ho già detto la storia in sè meritava di essere raccontata ma sarebbe stata più affascinante se ciò fosse stato fatto più approfonditamente dal punto di vista sentimentale e introspettivo.

lunedì 10 dicembre 2012

Riflesso di un giorno


E ti sentivi anche autorizzato a scansare per un attimo il calice della giovinezza giustificandoti  dicendo - ne berrò più tardi-  perché il presente e il futuro sembrano mischiarsi insieme e non finire mai, in una linea retta che si sfuoca all’orizzonte. Perché c’è tempo per aspettare, per sperare, per agire per sognare, c’è tempo per tutto quando si è giovani anche per rimandare, perché il dopo sembra eterno.Pianificare ha un sapore così dolce, un sapore di aspettative, di fiducia, quel genere di fede che ti colma il cuore e ti rinfranca, che ti fa chiudere gli occhi sereno e con il sorriso sulle labbra.Non hai solo il presente hai anche il futuro, entrambi tuoi, entrambi insieme, e io li ho confusi, mischiati  nel gioco della vita, ne ho fatto l’uno lo specchio dell’altro, intrappolando il mio oggi in un eterno domani.
-ary-
http://www.carolberry.com/intertwine.htm

domenica 18 novembre 2012

Florence + the machine

 Florence Welch has become my new goddess.

A term I find particularly suitable for her.  She’s by far my favorite female singer. I just love the sound of her voice so deep and silvery, a pleasure to listen to. 
Moreover her songs have something ancestral and profoundly fascinating.

 I first heard of her probably two years ago when I listened to her cover of “You got the love” but on the spur of the moment I actually preferred the original version  so I didn’t give her much attention. Then I started to appreciate her last year when  I found out that the beautiful song I had listen to while watching the trailer of  “Water for elephants” was “Cosmic Love”. And now after having listened,with an unforgivable delay, her last album I can undoubtedly state that I’m really keen on her music, and "Cerimonials" is just perfect, a work of art! I love almost every track on this album. 

Listening to her songs really makes my days lately.





sabato 10 novembre 2012

Il caso Jane Eyre


Per un lettore l’idea di poter saltar dentro un libro o una poesia è di per sé estremamente affascinante e intrigante, e a me è bastato questo per convincermi che valeva la pena intraprendere la serie creata da Jasper Fforde.  
Chi di noi non ha mai desiderato almeno una volta potersi ritrovare in quegli ambienti descritti in un libro tanto amato, conoscerne i protagonisti e magari vivere la storia con loro! Sarebbe assolutamente fantastico se potesse accadere davvero come succede a Thursday Next, il personaggio principale del libro, che da bambina è riuscita ad entrare nel romanzo di Charlotte Bronte “Jane Eyre” proprio nel momento in cui Rochester e Jane si incontravano per la prima volta, modificandone anche un po’ la circostanza.
 Da quel momento però sono passati tanti anni e Thursday ormai adulta attribuisce quell’evento speciale soltanto alla fervida immaginazione di una bambina affascinata dalla letteratura. Ora la donna, dopo aver combattuto in Crimea, perché nel mondo di Thursday l’Inghilterra è impegnata in una guerra sterile e centenaria contro la Russia per il dominio della penisola, è una Detective letteraria, un lavoro che sembrerebbe tra i più stimolanti e interessanti del pianeta se non fosse che il ruolo dei DLett si limita nella maggior parte dei casi a rintracciare contraffattori e falsari, almeno fino a quando un evento inspiegabile  e di enorme portata si verifica: il furto del manoscritto originale di “Martin Chuzzlewitt”.
L’importanza del ritrovamento va oltre a quello che un normale lettore si potrebbe aspettare, dato che modificando qualcosa nel testo originale di un opera, la si altera per sempre, ed è proprio su questo che punta il temibilissimo criminale Acheron Hades, vecchia conoscenza di Thursday, il quale dopo aver rapito anche lo zio della ragazza, inventore della macchina che permette di entrare in qualsiasi opera letteraria, rapirà uno dei personaggi della storia a scopo di ricatto. Le nefandezze di Hades però sembrano non aver fine e dopo essersi impossessato anche del manoscritto originale di “Jane Eyre” sarà il turno di Jane di essere rapita, ma ora come farà la storia a continuare senza la sua eroina?
 Intanto la nostra DLett dovrà anche fare i conti anche con il proprio passato e l’indimenticato amore della sua vita, lasciato dieci anni prima ma mai veramente superato.
Il romanzo è senza dubbio molto godibile, un piacevole intermezzo da alternare a mio avviso a letture più serie o impegnative perché leggersi tutta la serie di Thursday Next  d’un fiato potrebbe annoiare un po’,mentre invece dividersi i volumi, spaziando nel mentre tra generi diversi, dovrebbe essere la chiave giusta per godersi appieno le avventure della DLett più ardita che si sia mai vista!

martedì 30 ottobre 2012

Molto forte, incredibilmente vicino


Non sono stata subito in grado di comporre un giudizio completo su questo libro e onestamente anche ora mi rimane un po’ difficile mettere insieme i pezzi. Il libro mi è piaciuto e sono rimasta colpita dalla scorrevolezza del testo. Lo stile di Foer è particolare, le conversazioni sono  asciutte e dirette, le frasi concise ed essenziali,raramente ho incontrato periodi lunghi e molto articolati, i sentimenti che mette in moto sono intensi ma allo stesso tempo confusi e disordinati tanto che non riesco a trasporli in parole. Ho apprezzato anche la scelta grafica fatta dall’autore, l’interposizione di immagini durante la lettura si è rivelata a mio avviso efficace. Ammetto che all’inizio trovavo le fotografie inutili, un sovrappiù vagamente fastidioso che interrompeva la narrazione, ma pian piano sono arrivata a giudicarle piacevoli e utili nell’arricchire l’esperienza letteraria, perché in alcuni casi le immagini fissano i concetti e smuovono i sentimenti forse ancor più potentemente delle sole parole.
Oskar è un bambino particolare, senza dubbio al disopra della media per intelligenza e acume, forse anche un po’ troppo, che cerca di elaborare la morte del padre avvenuta durante il crollo delle torri gemelle. Il suo dolore e la sua ricerca si intrecciano con quelli di sua nonna sopravvissuta al bombardamento di Dresda e abbandonata dal marito prima della nascita del figlio, e del nonno stesso sconosciuto,il quale non è mai riuscito a dimenticare il primo amore strappatogli via dalla guerra, e per tale motivo costretto a una vita che più che altro si traduce in non essere.
Tutti questi dolori si intrecciano e vicendevolmente le parole dei protagonisti si alternano nel corso della narrazione cercando di spiegare le proprie ragioni e come la sofferenza abbia irrimediabilmente influenzato le proprie vite. Questo tipo di narrazione spiazza un po’ il lettore che ogni volta deve cambiare punto di vista, e quindi confesso che l’interruzione ripetuta delle storie dei protagonisti iniziate, abbandonate,poi riprese poi di nuovo abbandonate mi ha dato leggermente fastidio impedendomi forse di immergermi completamente nelle loro vicende e di provare quel forte coinvolgimento ed empatia che invece sono riuscita a raggiungere solo in brevi passaggi.
 Il mondo descritto da Foer è un microcosmo di solitudini e di più o meno piccole infelicità, a partire dai personaggi principali ma includendo anche tutti gli altri secondari che fanno da contorno alla storia e che Oskar si troverà ad incontrare nella speranza di raccogliere informazioni su suo padre e su una misteriosa chiave che ritrovata nel suo studio, nella speranza di sentirlo così ancora vicino a sé.
Non giudico il romanzo un capolavoro, più che altro per questo alone di indeterminatezza e
 confusione che mi ha lasciato addosso, ma forse anche questo può essere considerato un pregio, perché in fondo è facile trattare di certi argomenti come la perdita, il lutto, l’abbandono,  la speranza di un nuovo inizio che non riesce mai veramente a prender forma,  in maniera netta, il difficile è mischiare tutti questi sentimenti gli uni con gli altri in modo che l’inizio di uno corrisponda alla fine di un altro e rivestirli di una sottile vena di ironia. 

giovedì 27 settembre 2012

Once upon a time - Il pastore


The sheperd - Il pastore

Nel mondo incantato il principe Azzurro  si sta battendo contro un troll per dimostrare il suo valore a re Mida che, convinto dalla prova del giovane, decide che se riuscirà a portargli la testa del drago che vive nel suo regno gli darà in cambio il tesoro necessario per salvare il regno del padre. Purtroppo dopo che il re se ne va il principe rimane ucciso. Il padre disperato chiede aiuto a Tremotino al quale anni prima si era rivolto per avere un erede e scopriamo così che vi è un gemello che vive in una fattoria, ignaro che ora è destinato a prendere il posto del principe defunto. Intanto a Storybrook  David (il principe Azzurro) non riesce a ricordare la sua vita precedente e gli sembra che la sua vita con la moglie sia tutta un artificio che egli sente totalmente estraneo, mentre ciò che veramente prova è un forte sentimento nei confronti di Mary Margaret, tanto che decide di lasciare la moglie. Ma un nuovo ostacolo si frapporrà tra i due: il ritorno di un ricordo.

Non posso ancora sbilanciarmi in un valutazione complessiva, una serie a lungo termine non può essere giudicata solo in base alle prime sei puntate, ma è anche vero che se il buongiorno si vede dal mattino siamo di fronte a un prodotto interessante, piacevole ma non eccezionale.

Once upon a time - la voce della coscienza


That still small voice – La voce della coscienza

In questa puntata ci viene raccontata la storia del grillo parlante, che viene portata avanti in parallelo con quanto sta avvenendo a Storybrook dove Emma ha accettato la proposta di diventare vicesceriffo e proprio nel momento in cui riceve il distintivo si verifica un crollo nella vecchia miniera della città. Nel mondo incantato invece scopriamo che il grillo parlante prima di diventare tale era un uomo che insieme ai genitori organizzava truffe nei vari villaggi in cui si recavano, ma stanco di questa vita e desiderando di essere libero dai suoi oneri di figlio stringe un accordo con Tremotino dalle conseguenze inaspettate.
Continua la parabola leggermente discendente della serie, ma credo che queste siano puntate di transizione che servono far diventare lo spettatore più familiare con i vari personaggi della storia e con il loro passato. Mi aspetto un deciso cambio di marcia in futuro, almeno lo auspico, per portare la serie a un livello superiore.



giovedì 20 settembre 2012

Once upon a time - Snow Falls , The Price of Gold


Terza e quarta puntata leggermente sottotono a mio avviso, dopo un inizio incalzante e interessante del pilot e dell'episodio "The Thing You Love the Most"   ho trovato questi episodi un po’ inferiori alle aspettative.

Snow Falls
Riprendiamo il filo, avevamo lasciato Emma decisa a rimanere a Storybrook per stare vicino al figlio e accertarsi del suo benessere, ma questa scelta ovviamente non le procura le simpatie del sindaco, la madre adottiva di Henry, che decide quindi di esercitare il suo potere per rendere la permanenza alla donna il più difficile possibile. Nonostante ciò non riesce ad impedire che il bambino continui ad andarla a trovare e a trascorrerci del tempo insieme. In questo episodio Henry pensa di aver trovato il principe azzurro che, per colpa del sortilegio, giace in coma ormai da anni nell’ospedale della città. Convince allora la maestra Mary Margaret ,alias Biancaneve, volontaria presso l’ospedale, di leggergli la storia della loro vita in modo che l’uomo si risvegli e recuperi la memoria, la donna accetta ma solo per dimostrare al bambino che la vita purtroppo non funziona come le fiabe. Invece qualcosa succede e il presunto principe si risveglia e scappa nella foresta dove lui e Biancaneve si sono conosciuti. Dopo essere stato ritrovato però  ecco un nuovo ostacolo a frapporsi tra i due innamorati l’apparizione provvidenziale della moglie dell’uomo, convinta fino a quel momento che il marito l’avesse abbandonata anni prima. Questo “colpo di scena” era piuttosto prevedibile dato che i bastoni tra le ruote qualcuno li deve pur mettere!
 The Price of Gold
Il quarto episodio vede invece la rivisitazione della storia di Cenerentola che per andare al ballo stringe ingenuamente un terribile accordo con Tremotino e ora nel mondo reale toccherà a Emma aiutare la giovane a riappropriarsi del proprio destino sciogliendola dal suo impegno verso il signor Gold ,corrispettivo umano dell’inquietante  personaggio delle fiabe esperto nel contrarre patti.
Ma a quale prezzo? Perché ormai l’abbiamo capito la magia ha sempre un prezzo!

giovedì 13 settembre 2012

Once upon a time


E così mi sono imbarcata nella visione di una nuova lunga serie quasi non sapendolo. Mi spiego meglio,  sto parlando di “Once upon a time”,trasmessa ieri sera su rai2. Avevo visto la pubblicità giorni prima e mi era sembrata abbastanza carina da dargli una chance,ma non mi aspettavo sinceramente che avesse al suo attivo ben 22 episodi e una seconda stagione che sta per  essere trasmessa negli Stati Uniti tra pochi giorni, piuttosto mi ero auto convinta che consistesse al massimo di una decina di puntate, fuorviata dalla mie recenti visioni di serie inglesi come “life on mars”, “ashes to ashes” e “downton abbey”, le cui stagioni durano in media 8 episodi. Faccio mea culpa e vado avanti, tanto se avessi saputo la sua durata effettiva prima della visione avrei comunque deciso di iniziarla.
Dunque come primo episodio direi che è andato bene, è stato abbastanza intrigante, ha saputo cogliere la mia attenzione anche se non mi ha conquistata. Ciò che comunque risulta più interessante è il fatto che questa serie rappresenti una novità per ambientazione e tematiche nel panorama televisivo e il fatto che inserisca elementi nuovi e accattivanti in una cornice già conosciuta, cioè quella delle favole che ormai tutti  conoscono più o meno bene quasi per osmosi  potrebbe a mio parere giocare a suo favore come no. Infatti da una parte l’essere al corrente del background dei personaggi può invogliare lo spettatore ad approfondire la conoscenza delle loro vicende ma d’altro canto può innescare la reazione opposta per cui abbiamo talmente tanto sentito parlare della loro storia che eventuali varianti non sono sufficienti a sostenere la visione di 22 episodi. Questo dipende tutto da come gli ideatori della serie si sono giocati le loro carte e da quanto di innovativo e visionario vi abbiano messo dentro. Ecco avendo saputo che gli autori e produttori di “Once upon a time” sono gli stessi di lost non posso non sperare bene.

La storia vede come protagonista Emma Swan che nel giorno del suo ventottesimo compleanno viene raggiunta dal figlio che dieci anni prima aveva dato in adozione e che la convince a riaccompagnarlo a casa a Storybrook, nel Maine, che in realtà è una città abitata soltanto da personaggi delle fiabe bloccati nel tempo, incapaci di ricordare il loro passato e la loro vera identità. L’unico venuto a conoscenza della situazione è Henry ,il figlio di Emma, adottato dalla regina cattiva che 28 anni prima aveva lanciato un sortilegio sul mondo delle favole in modo da causare l’infelicità di Biancaneve e di tutti gli altri trasportandoli nel mondo reale dove solo lei sarebbe stata la vincitrice e la padrona.  Biancaneve e il principe però riuscirono a mettere in salvo la figlia appena nata in modo che, secondo quanto rivelato da una profezia, possa giungere a salvarli  ventotto anni dopo.
Ora tocca quindi a Emma spezzare l’incantesimo, che anche se non ancora pronta a credere alla versione di Henry decide comunque di rimanere a Storybrook per assicurarsi del benessere del figlio.
A questo punto non ci resta che vedere come si evolverà la storia.

domenica 9 settembre 2012

BEAUTIFUL lies


Un film adorabile, leggero, frizzante e un po’ eccentrico come del resto i suoi personaggi, normali eppure così particolari, che donano alla pellicola un alone di delizioso surrealismo.

La storia si gioca tutta o quasi sul piano degli equivoci e dei fraintendimenti oltre che naturalmente dei sentimenti. Emilie, interpretata dalla squisita Audrey Tautou, è una parrucchiera che ha appena aperto un salone con la sua amica Sylvia, e riceve una lettera d’amore anonima che però getta immediatamente nel cestino non dandole importanza. In seguito però decide di recuperarla per indirizzarla a sua madre nella speranza che la consapevolezza di avere un ammiratore segreto la potesse aiutare a  superare la separazione dal marito e a riconquistare fiducia in se stessa. L’inganno sembra funzionare bene e ottenere il risultato sperato finché le cose precipitano quando la madre di Emilie crede di aver scoperto l’innamorato nel tuttofare che lavora nel salone della figlia, il quale sì era l’autore della prima lettera ricevuta ma indirizzata ad Emilie. E da qui iniziano gli intrighi e i sottintesi. Nel complesso il film risulta molto carino e riesce perfettamente nell’intento di intrattenere e far sorridere lo spettatore che resta conquistato dai personaggi perfetti per la storia a partire dalla madre della  protagonista tenera e deliziosamente comica passando per Emilie fragile ma testarda, scontrosa e orgogliosa, la timida e adorabile impiegata Paulette, fino ad arrivare al protagonista maschile Jean innamorato perso del suo datore di lavoro.
La pellicola anche se non eguaglia il livello e la qualità di  “Il favoloso mondo di Amelie” come promette la locandina resta sempre godibile e perfetto per la serata estiva in cui l’ho guardato.



venerdì 7 settembre 2012

I lucchetti vanno al museo


Voglio spendere due parole sulla sorte a dir poco straordinaria dei lucchetti di ponte Milvio, inaspettatamente quanto ,a mio avviso, ingiustamente innalzati allo status di opere d’arte.
La notizia mi è giunta fresca fresca questa mattina: i lucchetti vanno al museo. Per un po’ almeno, poi torneranno a sostenere il loro nobile ruolo sul ponte o nelle immediate vicinanze. Ciò che mi ha più stupito è stata la collocazione momentanea di questi oggetti che mi rifiuto categoricamente di classificare come arte. Saranno ospitati presso il museo Pigorini e pare inoltre che ci siano anche altri musei interessati all’articolo. E qui non nego lo stupore e la delusione, quest’ultima acuita dalle parole di Moccia, il padre fondatore di questa usanza di appendere lucchetti dell’amore , che intervistato, rivendica orgoglioso l’italianità di questa tradizione e incita al rispetto verso tutti coloro che credono nel potere dei lucchetti.
Il potere dei lucchetti! Il mio sbigottimento non ha fine. Quale sarebbe esattamente questo “potere”? Da quando appendere un lucchetto a un lampione è diventato garanzia di amore eterno? Mai. Quindi risparmiamoci certi sentimentalismi stucchevoli.
Ciò che comunque mi amareggia ancora di più è questa legittimazione di un’usanza che rasenta il vandalismo e alla quale ora viene dato un posto di assoluto rilievo, esposta nello steso edificio dove trovano dimora reperti preistorici di indubbio rilievo,  insomma in Italia siamo ricchi di reperti storici abbandonati in magazzini chiusi  e andiamo a esporre pezzi di ferro con sopra iniziali di ragazzi che emulando eroi di carta si sono molto superficialmente promessi un amore eterno, che in molti casi si è esaurito già da tempo.
Questi lucchetti sembrerebbero dunque essere beni da preservare, espressione di una cultura moderna da rispettare ed esaltare . A mio avviso però questa presa di posizione rischia di essere azzardata, infatti solo perché una moda è seguita e riconosciuta da molti individui, che in questo caso poi apparterrebbero solo ad un gruppo ben preciso della collettività,cioè gli adolescenti , non vuol dire che l’intera società debba ratificarla come buona e desiderabile, non tutte le tendenze hanno il diritto d’essere  celebrate solo perché la massa lo stabilisce, certo ora i lucchetti non fanno danno a nessuno, a parte deturpare un po’ il paesaggio ma è il principio di fondo che giustifica questa scelta che sembra essere sbagliato e poco convincente. 

giovedì 30 agosto 2012

NEW BOOKS!


Ultimi acquisti, comprati un pò a occhi chiusi proprio in omaggio alla piccola regoletta che mi ero data, di acquistare almeno tre libri seguendo l'istinto, senza consultare critiche o recensioni, e così ho approfittato dell'offerta paghi uno-prendi due a soli  3.90€

 Inseguendo l'amore - Nancy Mitford  (Giunti)

 In fuga - Anne Michaels  (Giunti)

Nel primo caso, il mio acquisto non è stato proprio cieco, dato che conoscevo l'autrice, di fama almeno. Infatti è da come minimo tre anni che anelo a comprare un volume sulla storia delle sorelle Mitford, per essere precisi, questo qua :

                      o anche quest'altro:

















Ma vuoi un pò per l'incapacità di scegliere e di capire la differenza tra i due (ed eventualmente anche tra altri) e un pò per la mole ( 600 e passa pagine in inglese non sono uno scherzo) finora ho sempre rimandato l'acquisto, ma quando ho visto un romanzo scritto dalla maggiore delle sorelle, ho pensato che potesse essere almeno un inizio e l’ho acquistato. Quanto all’altro l’ho preso dato che era in regalo ma potendo scegliere tra un’esigua quantità di titoli ho provato ad andare sul genere storico, vedremo poi se la scelta mi ripagherà. In ogni caso temo che dovrà passare un pò di tempo prima di leggerli dato che la mia lista di libri in attesa è già piuttosto lunga!

mercoledì 29 agosto 2012

Glitter


What I like most about fireworks is their power to make you feel light and astonished. For a while you are just amazed, enchanted by these lights that blow up and shine in front of you in a variety of shapes, colours and sounds.

giovedì 9 agosto 2012

In libreria....

Daunt_Books_158_164_Fulham_Road


Voglio liberarmi dalla  “schiavitù” di cui sono caduta vittima a causa della quale non compro più libri solo sulla base del mio "sesto senso". Al massimo mi segno i titoli e poi li controllo comodamente a casa su anobii o siti affini, leggo un po’ di commenti e decido se vale la pena di aggiungerlo alla mia lista desideri o dimenticarmene del tutto. Bene ora voglio ri-innagurare la fase in cui entro in libreria sfoglio, sfoglio, sfoglio e scelgo un libro, esco un po’ febbricitante chiedendomi se l’acquisto mi ricompenserà delle piccole speranze che vi ho riposto,  e mene vado a casa  vagamente insicura ma elettrizzata e impaziente.ora invece mi sembra come se le mie abitudini d’acquisto si siano un pò sclerotizzate.
Devo imparare a fidarmi di nuovo delle mie sensazioni, insomma lo ammetto io sono un tipo indeciso, che pensa e ripensa prima di prendere una decisione quindi per me scegliere un libro non è mai stata un’operazione facile e immediata ma prima almeno ogni tanto mi buttavo e correvo il rischio o magari affidandomi di tanto in tanto al consiglio di un’amica, di un’insegnante. Ammetto che con questo metodo ho anche preso sonore cantonate seppur guidata dalle migliori intenzioni, cantonate che comunque non sono diminuite con l’attuazione di questo nuovo sistema quindi ora voglio fare una prova, un test i prossimi 3 libri li devo scegliere così scevra da ogni tipo di pregiudizio sia negativo che positivo. Uhm una bella sfida che comunque non potrò attuare proprio sul momento dato che prima di potermi permettere di varcare le soglie di una libreria con la dichiarata intenzione di comprare qualcosa dovranno essere stati letti almeno 3 o 4 libri che giacciono languidi sugli scaffali della mia camera da molto tempo e aspettano pazientemente il loro turno, e siccome ora la lettura si andrà a sovrapporre con la preparazione degli esami di settembre temo che mi ci vorranno mesi prima di attuare questo mio piano, ma una cosa è certa: sono determinata a concretizzarlo!

Se volete lasciare qualche commento magari raccontandomi come scegliete i libri, se vi lasciate guidare dall’istinto, dall’autore, dalla copertina o se come me ci riflettete su e controllate i  giudizi e le opinioni di lettori e critica prima di procedere all’acquisto, ne sarò molto contenta.


lunedì 6 agosto 2012

The uncommon reader : my review



“  ‘I think of literature’  she wrote  ‘as a vast country to the far borders of which I am journeying but will never reach’ ”

That’s a sentence, imaginary said by the queen in the book ,that really represent what I fell about literature. Literature is something you could never grasp in its entirety, as  a matter of fact I will always feel a sense of inferiority and inadequacy, no matter how competent I will become trough my life. Of course this sense of inadequacy will decrease as one becomes more and more confident with the greatest poems and writings but I believe that one should always show an absolute and unreserved respect for the world of literature and poetry.
Talking now more specifically about the book I can say that it was quite entertaining and amusing. The idea behind it is certainly attention-grabbing: What would happen if the queen became an avid reader?
This assumption gives to the author the opportunity to indulge in the depiction of the pleasures of reading that can sometimes even prevail over the duties one has to carry out  (and in the case of a queen I can easily see why! ).

“ Having discovered the delights of reading for herself, Her Majesty was keen to pass them on. ‘Do you read, Summers?’ she said to chauffer en route for Northampton.
‘Read, ma’am?’
‘Books?’
‘ When I get the chance ma’am. I never seem to find the time’
‘That’s what a lot of people say. One must make the time’”

How true! Unfortunately, even though I am a passionate reader I often have to renounce to this pleasure because  sadly one never seems to find the time (paraphrasing the words of the chauffer), but on the other hand we find the simple and yet sharp answer of the queen that cannot be anything but shared. Brilliant in its simplicity but a bit difficult in its enforcement in everyday life.

"Books are not about passing the time. They're about other lives. Other worlds. Far from wanting time to pass one just wishes one had more of it."

Exactly! I do wish I had a lot more time to dedicate to this activity, since reading opens one’s mind, broadens one’s horizons, it is a window on different ,sometimes unknown and fascinating worlds. To my mind one of the greatest features of literature is the possibility offered to live a thousand of different lives, to make millions of indirect experiences than one would probably never get the chance to make.
 In conclusion I think that this book offers food for thought, and indeed also various hilarious moments, but, not being a native English speaker ,in some cases I quite missed the point and the subtle humor. In any case this has proved as a nice novella.

giovedì 2 agosto 2012

Un pò di Patisserie!!

E con l'arrivo di un pò di tempo libero mi sono dedicata alla pasticceria. 



Premetto che fare dolci è una delle cose che preferisco quando ho abbastanza tempo da potermici dedicare con calma! Non sono una grande cuoca ma con i dolci devo dire che me la cavo bene, e così mi è venuta l'idea di mettermi a fare una bella zuppa inglese. L'idea originale era quella di ricoprirla con del marzapane e poi aggiungere delle decorazioni, ma al momento decisivo non ce l'ho fatta e la mia indole conservatrice mi ha suggerito di andare sul sicuro e ricoprirla semplicemente con della panna, anche perché il sapore del marzapane non mi esaltava molto e temevo che la torta risultasse troppo dolce e un pò stucchevole se ne fosse stata interamente ricoperta. Così ho optato per l'opzione intermedia: panna con decorazioni di marzapane e devo dire che come prima volta è stata un successo! 

Next challenge: marshmallow fondant!

domenica 22 luglio 2012

Quinta colonna


Per caso,più che guidata da una precisa intenzione, in libreria mi sono caduti gli occhi su alcuni volumi di Graham Greene, autore di cui avevo già letto “il nostro agente all’Avana” che mi aveva piacevolmente colpita e siccome i suoi libri mi sembra siano un po’ difficili da reperire ho deciso di comprarmene almeno uno. La scelta è ricaduta su questo perché mi interessano molto i libri ambientati in un contesto storico recente che inquadrino elementi di fantasia in una cornice di eventi realmente accaduti e poi il tema dello spionaggio durante la seconda guerra mondiale sembrava molto promettente, su questa falsariga avevo già letto “la cruna dell’ago” di Ken Follet, romanzo che ho trovato molto riuscito e intrigante e così ho acquistato questo volume con discrete aspettative. Purtroppo il mio giudizio finale non è così positivo come avrei auspicato dato che la storia non decolla mai, e dopo aver voltato l’ultima pagina resta un senso di insoddisfazione dovuta al fatto che si sente la mancanza di qualcosa, di un colpo di scena.  Si aspetta per oltre 200 pagine che il romanzo passi a un livello superiore ma ciò non accade mai e tutto sommato la storia rimane piatta e poco coinvolgente. Non mi ha convinto, e soprattutto non mi ha incuriosito e invogliato a girare pagina, l’ho finito più che altro per forza d’inerzia. Grande assente: il frizzante humor inglese che aveva piacevolmente caratterizzato “il nostro agente all’Avana” opera a mio parere decisamente superiore di questo autore.

lunedì 21 maggio 2012

Analisi della poesia "LA GINESTRA" di Giacomo Leopardi



Composta nel 1836 la ginestra è l’espressione della poetica che caratterizzò gli ultimi anni di Leopardi, non più idilliaca  ma eroica in cui il poeta difende le proprie posizioni e il proprio pensiero più caparbiamente e coraggiosamente. La poesia è stata ispirata dalla vivida impressione lasciata nell’animo del poeta dalla visione del fiore della ginestra sulle pendici del Vesuvio 

 
“ Qui  sull’arida pendice del terribile e distruttore monte Vesuvio che non è abbellito da nessun altro albero o fiore distendi i tuoi rami intorno profumata  ginestra, che ami i luoghi aridi .Ti vidi altre  volte abbellire con i tuoi steli luoghi desolati che circondano la città  che un tempo fu padrona del mondo e sembra che con il triste e silenzioso aspetto rendano la testimonianza e il ricordo dell’impero scomparso. Ora ti rivedo in questo terreno, amante dei luoghi tristi e abbandonati dal mondo e sempre compagna di grandezze decadute. Questi campi cosparsi di ceneri che li rendono sterili e  ricoperti di lava induritasi che produce rumore sotto i passi del viaggiatore; dove il serpente si nasconde e si contorce al sole e dove il coniglio torna all’abituale tana sotterranea; furono villaggi sereni e coltivazioni, e biondeggiarono di grano e risuonarono del muggito del bestiame;furono giardini e palazzi gradite dimore per il riposo degli uomini potenti; e furono città famose che il monte indomabile dalla bocca di fuoco eruttando distrusse insieme ai loro abitanti con i suoi fiumi di lava. Ora tutto lo spazio circostante è avvolto dalla rovina, dove tu ti trovi o fiore gentile e quasi provando compassione per le disgrazie altrui mandi verso il cielo un dolcissimo odore che conforta il deserto. Venga in questi luoghi colui che è solito esaltare e lodare la condizione umana e noti quanto la natura amorevole abbia a cuore il genere umano. E qui potrà anche stimare in modo piuttosto preciso la forza del genere umano, che la madre crudele quando l’uomo meno se lo aspetta può annullare in parte e in un sol momento con un leggero terremoto o completamente e immediatamente con movimenti  poco più intensi. In questi luoghi sono rappresentata la fiducia in un progresso grandioso e splendido dell’umanità.”

In questa prima parte della poesia Leopardi ci descrive un paesaggio arido spoglio, privo di vita ad eccezione di quella rappresentata dalla pianta della ginestra che ama luoghi solitari abbandonati da tutto e il suo profumo è l’unica cosa positiva che si può trovare nei campi devastati dall’eruzione del Vesuvio che ha cancellato la vita dai quei luoghi e ha lasciato al suo posto squallore e desolazione. La ginestra sembra al poeta quasi provar pena per le sventure degli uomini che inevitabilmente non possono che soccombere davanti alla potenza della natura rappresentata ora dal vulcano, e gia in queste parole possiamo ritrovare un tema chiave della poetica di leopardi: la concezione della natura come matrigna malvagia. Il poeta ricorda di aver già visto questa piante nelle campagne abbandonate che circondano Roma, indicata qui con una perifrasi. In questi versi troviamo una sferzante opposizione tra presente e  passato realizzata tramite la descrizione di come il luogo si presenta dopo l’eruzione del Vesuvio cioè spoglio deserto e sterile e di come avrebbe potuto apparire prima che la forza devastante della natura si abbattesse su di esso cioè ricco di vegetazione e di ville patrizie. Questa opposizione è rimarcata dalla reiterazione de verbo “Fur” che si contrappone a “Or” del verso 32. Negli ultimi versi di questa prima strofe Leopardi invita gli uomini, gli intellettuali che sostengono teorie antropocentriche e che lodano le facoltà dell’uomo e professano una salda fiducia nelle possibilità umane a visitare quei luoghi devastati dalla lava per rendersi veramente conto dell’effettiva forza del genere umano che può venire annientata in qualsiasi momento dalla natura. Il poeta è quindi consapevole dei limiti dell’uomo e critica aspramente l’ottimismo di coloro che confidano ciecamente nel progresso tecnico e scientifico. 

“Qui guardati e specchiati secolo superbo e sciocco che hai lasciato la strada tracciata prima di te dal pensiero risorto con il Rinascimento e tornando indietro ti vanti del procedere a ritroso e lo chiami progresso. E tutti gli intellettuali di cui la sorte malvagia ti ha reso padre lodano il tuo atteggiamento puerile benché dentro se stessi ti rendano oggetto di scherno. Io non morirò con questa vergogna; ma piuttosto il disprezzo che nutro nel mio animo nei tuoi confronti  lo avrò manifestato il più apertamente possibile: benché io sappia che l’oblio ricopre chi fu troppo sgradito alla propria epoca. Di questo male che condivido con te finora non me ne curo per niente. Sogni la libertà e allo stesso tempo vuoi di nuovo rendere schiavo il pensiero solamente grazie al quale ci siamo risollevati in parte dalle barbarie e soltanto grazie al quale si cresce nella civiltà che da sola guida i destini dei popoli verso il progresso. Quindi ti è sgradita la realtà dell’amara sorte e del basso posto assegnatoci dalla natura. Per questo hai volto vigliaccamente le spalle alla ragione che lo rese evidente: e mentre fuggi da esso chiami vile colui che lo segue e magnanimo solamente colui che illudendo se stesso o gli altri essendo astuto o folle esalta la condizione umana fin sopra le stelle.”

In questa seconda strofe Leopardi auspica che il secolo in cui vive prenda coscienza della proprie contraddizioni che lo hanno portato a rinnegare i principi della ragione la quale ha suggerito all’uomo la sua piccolezza e finitudine ma che gli intellettuali del tempo hanno deciso di rinnegare forse perché delusi e sviliti dalla bassa considerazione che l’universo ha avuto per noi. In questi versi il poeta affronta un altro tema molto importante per gli uomini di cultura dell’epoca cioè la paura di essere dimenticati, di cadere nell’oblio dopo la morte e questo ha spinto molti per ottenere fama e riconoscimenti ad assecondare i gusti della borghesia il nuovo pubblico di lettori e le mode passeggere sacrificando  e svilendo così la loro arte. Leopardi invece rimane fedele alla sua poetica e alla sua visione nel mondo preferendo rimanere integro piuttosto che svendersi alle regole del mercato editoriale che favoriva la diffusione di opere di scarso valore ma commercialmente interessanti relegando così ai margini produzioni pregevoli e meritevoli che di conseguenza non potranno passare alla storia. In questi versi quindi possiamo notare l’aspra polemica di leopardi nei confronti della società in cui vive incurante della meritocrazia.

“ Un uomo povero o malato per quanto sia dotato di un’anima generosa e nobile non si definisce né si ritiene ricco e nemmeno forte e non si rende ridicolo ostentando fra la gente uno splendido stile di vita o una perfetta salute; ma mostra senza vergogna la sua debolezza e povertà ,e si definisce tale parlando apertamente e valuta la sua condizione per quello che è. Non credo che sia un essere magnanimo bensì stolto quello che nato per morire, cresciuto nelle sofferenze afferma che è stato creato per essere felice e riempie le carte di disgustoso orgoglio promettendo grandiosi destini e straordinarie felicità sulla terra che nemmeno il cielo conosce non solo questo mondo a popoli che un maremoto un’epidemia, un terremoto possono distruggere a tal punto che a stento ne sopravvive il ricordo. L’animo nobile è quello che ha il coraggio di alzare gli occhi mortali verso il destino comune e che con parole sincere senza omettere  nulla della verità rivela il male e la condizione insignificante e debole che  la sorte ci ha assegnato. Quello che si mostra grande e forte nella sofferenza e non incolpando gli uomini  delle sue miserie non aggiunge l’odio e la rabbia nei confronti dei propri fratelli cose più gravi di ogni altro male, ma ritiene responsabile colei che realmente lo è che è madre degli uomini  avendoli generati ma matrigna per l’affetto nei loro confronti. Considera la natura come nemica ritenendo giustamente che la società umana si sia riunita e organizzata in origine contro la natura  e ritiene  che gli uomini si siano alleati tra di loro e tutti abbraccia con amore sincero offrendo aiuto valido e pronto ed aspettandone in cambio nei pericoli che alternativamente si presentano e nelle sofferenze della lotta contro la natura comune a tutti gli uomini. E ritiene che sia sciocco armare la propria mano per contrastare un altro uomo e  preparare insidie e ostacoli al proprio vicino così come sarebbe sciocco in un campo circondato dai nemici proprio durante l’assalto più intenso dimenticando i nemici e le aspre contese iniziare a mettere in fuga e uccidere con la spada i propri compagni.
Questi pensieri quando saranno come furono noti al popolo e quando sarà ristabilito dal vero sapere il giusto terrore che per primo spinse gli uomini a unirsi in una società contro la malvagia natura , l’onestà e la rettitudine dei rapporti civili e la giustizia e la pietà avranno altre fondamenta al posto delle favole piene di presunzione basandosi sulle quali l’onestà del popolo si reggerebbe in piedi così come farebbe qualsiasi cosa fondata sull’errore.”

Questa terza strofe Leopardi  definisce le caratteristiche dell’uomo nobile e dello stolto sostenendo come sia da considerarsi degno di ammirazione colui che mostra apertamente i suoi difetti e le sue debolezze con fierezza e orgoglio invece che con vergogna e che giudica in modo esatto la propria condizione di uomo valutandone accuratamente le possibilità e i limiti. Definisce,invece, sciocco colui che crede di essere nato per essere felice e per provare piacere non rendendosi conto che in realtà  il suo unico destino è quello di morire e che la sua vita è in realtà un cammino di dolori e sofferenze inserito all’interno di un ciclo universale di produzione e distruzione di materia il cui unico scopo è perpetuarsi. Inoltre sciocco è colui che crede ottimisticamente in un progresso splendido che porterà l’uomo alla più completa serenità e soddisfazione ignorando stupidamente che gli uomini, i loro destini, le loro opere possono essere cancellate in un attimo con una semplicità disarmante dalla potenza della natura. Invece l’uomo intelligente è consapevole della sua caducità e fragilità e che le proprie sventure sono causate proprio dalla natura stessa che è per il poeta al contempo madre in quanto ha creato gli uomini e matrigna poiché resta indifferente davanti al loro dolore e dramma che condanna l’uomo a non essere mai felice ma caratterizzato sempre da un insanabile contrasto tra l’ infinito desiderio di trascendere i propri  limiti e le proprie conoscenze e l’impossibilità di raggiungere quel senso di completo soddisfacimento. Al verso 125 è importante notare il chiasmo “ madre è di parto e di voler matrigna” che mette in risalto i due sostantivi posti in posizione nobile cioè all’inizio e alla fine del verso e che indicano l’ambivalenza del rapporto esistente tra natura e uomo. In questa strofe troviamo anche numerosi scontri di consonanti nei vocaboli usati che hanno il fine di comunicare l’ardore del poeta che difende le sue posizioni e polemizza contro la società del suo tempo e contro gli intellettuali che ne fanno parte.

“Spesso di notte mi siedo su queste pendici desolate che la lava pietrificata riveste di un colore bruno e sembra che ondeggi e sopra questo territorio devastato vedo dall’alto in un cielo limpidissimo brillare le stelle cui in lontananza fa da specchio il mare e vedo intorno il mondo intero brillare nei vuoti spazi sereni. Dopo che fisso gli occhi su quelli luci, che a essi sembrano un punto, e invece sono immense tanto che la terra e il mare sono in realtà un punto rispetto a loro alle quali stelle è del tutto sconosciuto non soltanto l’uomo, ma anche questo pianeta sul quale l’uomo è nulla; e quando guardo quei grovigli di stelle ancor più infinitamente lontani che a noi appaiono come una nebbia a cui non solo l’uomo non solo la terra ma tutte insieme le nostre stelle infinite per numero e per grandezza insieme con il sole dorato o sono sconosciute o appaiono così come essi appaiono viste dalla terra, un punto di luce nebulosa; allora al mio pensiero che cosa sembra la specie umana? E ricordando il tuo stato sulla terra di cui è testimonianza il suolo che io calpesto; e poi d’altra parte che tu credi di essere stata creata come padrona e fine dell’universo, e quante volte ti fece piacere raccontare favole in questo buio granello di sabbia che prende il nome di terra , per le quali i creatori dell’universo scesero per te e spesso conversarono piacevolmente con i tuoi rappresentanti e che persino la presente età che sembra superare tutte  in conoscenza e pratiche civili insulta le persone sagge rinnovando le antiche speranze derise; quale sentimento allora o quale pensiero prova alla fine il mio cuore nei  tuoi confronti o infelice specie umana? Non so se prevalga il riso o la pietà.”

In questa quarta strofe Leopardi riflette sulla piccolezza dell’uomo che non è nulla di fronte all’infinita grandezza dell’universo eppure spesso nella storia si è vantato di affermare che gli dei sono scesi in terra per lui e hanno parlato con lui dando segno di una grande superbia e presunzione. Gli uomini infatti in passato si sono sentiti al centro dell’universo credendo che tutto fosse stato fatto per loro, in funzione di loro. Questa per Leopardi è solo un’illusione creata dalle teorie antropocentriche e dalle religioni nel corso dei secoli. Alla fine il poeta conclude questa riflessione non sapendo se provare pena per la miseria dell’uomo e incapace di accettare la propria condizione infelice o deriderlo per la sua stoltezza. In questi versi sono frequenti le allitterazioni in “a” che rendono l’idea di infinità e di illimitatezza dell’universo. L’infinito è un tema importantissimo della poetica di Leopardi il quale sostiene che è poetico tutto ciò che è vago, nebuloso, senza contorni precisi, sfumato e quindi egli cerca di riprodurre attraverso il linguaggio la sensazione di infinito.

“Come da un albero durante l’autunno cade un piccolo frutto mandato a terra solo perché giunto a maturazione schiaccia, distrugge e ricopre i cari rifugi scavati nel morbido terreno con grande sforzo da parte delle formiche e le ricchezze che le laboriose formiche avevano previdentemente raccolto con grande fatica durante l’estate in un punto; così le tenebre e una valanga di ceneri, di rocce e di pietre piombando dall’alto scagliata verso il cielo dal cratere tonante del vulcano oppure una immensa piena infusa di lava bollente e di massi liquefatti e di metalli e di sabbia infuocata scendendo furiosa sopra la vegetazione del pendio  della montagna sconvolse, distrusse e ricoprì in pochi attimi le città che il mare bagnava là sulla costa lontana: di conseguenza sulle città seppellite  pascola la capra e dall’altra parte sorgono nuove città sopra quelle sepolte e l’alto monte quasi calpesta alla base le mura cadute. La natura non ha più riguardo verso la stirpe dell’uomo che verso la formica e se avviene che le stragi sono meno frequenti tra gli uomini che tra le formiche, ciò dipende solo dal fatto che la stirpe degli uomini è meno feconda.”

In questa strofe il poeta riafferma come la natura non si curi dell’uomo più di quanto non faccia con ogni altra specie vivente esprimendo così il proprio giudizio polemico nei confronti di ogni dottrina o filosofia che pone ostinatamente l’uomo al centro dell’universo. Per Leopardi questa concezione antropocentrica del mondo è del tutto errata ed esprime il cieco egocentrismo della specie umana che ritiene se stessa il culmine della perfezione nel creato, l’esser che più si avvicina a dio e per questo ha creduto a vanamente di poter controllare e sfruttare a proprio beneficio le forze della natura ma questa non è altro che un illusione come il poeta vuole dimostrare riportando e descrivendo il disastro provocato dall’eruzione del Vesuvio il quale è poeticamente riportato attraverso numerose allitterazioni consonantiche soprattutto “nt” e “nd” e anche vari scontri di consonanti che aiutano ad evocare fonicamente il dramma di quei momenti e la potenza devastante della natura davanti alla quale gli uomini si devono inginocchiare,infatti le città da loro costruite sono state in pochi attimi cancellate, demolite e coperte da una coltre di lava e cenere, fatto che può essere letto simbolicamente come la riaffermazione della supremazia delle forze naturali rispetto a quelle umane. 

“ Sono passati ben 1800 anni da quando scomparvero sepolti dalla forza della lava i villaggi popolati , e il giovane contadino che si occupa dei vigneti che a stento la terra arida e bruciata fa crescere in questi campi, ancor solleva lo sguardo sospettoso verso il monte fatale,che non è diventato per niente più mite e che ancora minaccia la sua distruzione dei suoi figli e dei suoi poveri averi. E  spesso l’infelice passando tutta la notte insonne sul tetto della sua casa rustica all’aria aperta e sollevandosi più volte esplora il percorso della temuta lava che dall’ inesauribile cratere si riversa sul versante sabbioso la quale si rispecchia nel mare di Capri, nel golfo di Napoli e nel porto di Mergellina. E se la vede avvicinarsi o se nel profondo del pozzo sente l’acqua gorgogliare, sveglia i figli, sveglia la moglie velocemente e fuggono via con quanto delle loro cose riescono ad afferrare , vede da lontano la sua casa abituale e il piccolo campo,che per lui fu unica difesa dalla fame, preda della rovente lava che scende crepitando e inesorabile si distende sopra di essi per ricoprirli per sempre. Torna alla luce dopo l’antico oblio l’estinta Pompei come uno scheletro sepolto che l’avarizia o la pietà della terra scoprono, e dal cavità (scavo) deserta il visitatore in piedi tra le file delle colonne spezzate, contempla da lontano la doppia cima del vulcano (il Vesuvio e il monte Somma) e la cresta fumante che ancora minaccia le rovine sparse della città.
E nell’orrore della notte segreta per i vuoti teatri, per i tempi deformati, e per le case danneggiate dove il pipistrello nasconde i suoi cuccioli, come una luce sinistra che si aggira tetra per i  vuoti palazzi , corre il bagliore della lava portatrice di morte che da lontano attraverso le tenebre rosseggia e colora tutti i luoghi intorno. Così, la natura resta sempre viva e vigorosa inconsapevole dell’uomo e delle epoche che egli chiama antiche e dell’avvicendarsi delle generazioni, anzi avanza attraverso un così lungo cammino che sembra rimanere immobile. Nel frattempo cadono i regni, passano i popoli e le lingue: ella non se ne accorge: e l’uomo vanta di essere eterno.”




“ E tu flessibile ginestra che adorni con cespugli profumati questi campi spogli e disadorni, anche tu presto soccomberai alla crudele potenza del fuoco proveniente dall’entroterra che ripercorrendo il luogo già conosciuto stenderà il suo mantello avido di morte sopra le tue morbide foglie. E piegherai il tuo capo innocente senza resistere sotto il peso mortale: ma mai piegato finora inutilmente e vigliaccamente supplicando davanti al futuro oppressore; ma nemmeno sollevato con folle orgoglio verso le stelle, né sopra la terra deserta dove tu sei nata non per tua volontà, ma per caso fortuito; ma più saggia dell’uomo ma tanto meno debole in quanto non hai mai creduto che le tue fragili stirpi fossero state rese immorali da te stessa o dal destino.”

La ginestra è metafora dell’uomo intelligente e consapevole della propria debolezza e inferiorità. Il fragile fiore è contrapposto perciò allo stupido orgoglio degli uomini che si illudono di essere i padroni dell’universo. La ginestra un giorno soccomberà inevitabilmente come del resto ogni altro essere vivente alla forza della natura ma almeno lo farà senza la viltà o senza l’orgoglio di chi pretende di essere immortale, in questo perciò la ginestra è infinitamente più saggia dell’uomo perché non ha la presunzione di volersi sottrarre al naturale corso degli  eventi.
La poesia appartenendo al periodo della poetica eroica di Leopardi è caratterizzata da uno stile più aspro meno equilibrato e non più ispirato dall’ideale poetico della vago e dell’indefinito ma piuttosto finalizzato a rendere il più energicamente possibile le fastidiose e dure verità sulla vita che il poeta vuole comunicare.

lunedì 14 maggio 2012

To Rome with Love...err...with clichés!!


Woody Allen, lo so che non te ne fregherà niente, ma stavolta hai fatto un buco nell’acqua!


Reduce dalla visione dell’ultimo film di Allen mi posso definire delusa e derubata, delusa per la scarsissima qualità del film e derubata dei 6 euro che ho ingenuamente speso.
Qualche risata c’è stata ma almeno per quanto mi riguarda sono state tutte abbasanza  tirate e poco genuine.
Le quattro storie raccontate sono a dir poco superficiali, l’unica che posso salvare e alla quale almeno sono riuscita a dare un senso è stata quella con Benigni, le altre solo un susseguirsi ininterrotto di clichè e luoghi comunissimi.
Iniziamo con il “fatale” incontro tra la bella turista americana e il giovane avvocato romano elegante, cosmopolita e pure socialmente impegnato. Non poteva che scaturirne una storia d’amore, naturalmente lampo, tanto che in poche settimane arrivano i genitori a conoscere i futuri suoceri. Ovviamente nascono i primi contrasti, e qui almeno mi sarei aspettata dialoghi arguti, scambi di battute sferzanti e sardoniche, ma niente, tutto portato avanti nella più assoluta monotonia, così come il poco credibile talento nascosto del consuocero talmente ben nascosto da funzionare solo in una precisa circostanza: sotto la doccia! Naturalmente, però, nonostante i piccoli scontri tutto si risolve per il meglio e la serenità torna a risplendere piena sulla coppia.
Passiamo ora all’episodio che vede protagonisti tre ragazzi, due innamorati studenti americani a Roma e l’amica “femme fatale” della ragazza che vola nella capitale dopo una cocente delusione d’amore. E cos’altro può succedere se non il tentativo di seduzione da parte di quest’ultima nei confronti del giovane aspirante architetto che non può far altro
che perdere la testa per l’amica la quale francamente, della grande seduttrice non ha molto e ricorre a mezzucci poco originali e facilmente smascherabili per conquistare l’ingenuo malcapitato che inebriato da colte citazioni e dalla passione ardente che la ragazza ostenta per tutto ciò che di artistico le capita sotto mano, si lascia  abbindolare come naturalmente tutti avrebbero previsto.
Poi abbiamo la storia della coppietta sprovveduta che arriva a Roma per un’occasione di lavoro. La moglie si perde per Roma, cade tra le braccia di un famoso attore e poi tra quelle di un ladruncolo di alberghi, il marito invece si ritroverà suo malgrado coinvolto in un malinteso con una prostituta che poi fingerà di essere la moglie per salvare il salvabile con i parenti e alla fine di questa lunghissima giornata dopo un bel doppio tradimento i due coniugi si ritrovano finalmente insieme, e ancora “e vissero tutti felici e contenti”. Questo episodio devo dire li supera tutti, è ampiamente oltre il limite dell’assurdo, tanto che mi mancano persino  le parole per definirlo.
Alla fine arriviamo all’unica vicenda alla quale almeno ho potuto attribuire un significato e l’unica che mi ha fatto fare qualche sorriso sincero: quella con Benigni che interpreta la parte di un comunissimo uomo medio travolto da un’inaspettata quanto immeritata notorietà. Episodio questo, che può essere letto come un’ironica critica nei confronti della società di massa di oggi nella quale si diventa famosi, ammirati e desiderati pur non avendo fatto nulla per guadagnarselo, ma nonostante lo spunto interessante non riesco a capire in che modo questa storia sia attinente con Roma in particolare. E’ forse un sottile modo per dirci che solo in Italia abbiamo incapaci e inetti che si conquistano la notorietà senza motivo?! Beh se questo è il caso  Woody non vorrei deluderti ma non é che gli Stati Uniti siano immuni da questa avvilente realtà! Se invece il messaggio non era questo mi continuo a chiedere che cosa c’entri questa storia con Roma, ma soprattutto con le altre diversissime da questa per tema. Inoltre personalmente non ho apprezzato particolarmente il fatto che siano stati presentati quattro episodi completamente slegati tra loro, forse perchè le pellicole corali di solito finiscono per essere superficiali e banali e questa di certo non ha fatto eccezione.
E la battuta di chiusura del “romano DOC”, che si dopo essersi auto-proclamato vero conoscitore delle tante storie che affollano la città eterna ci esorta a scoprirle con lui suona più come una minaccia che come un invito!