mercoledì 4 novembre 2009

Leggere ci rende più ricchi

Credo che la letteratura serva a sviluppare il nostro spirito critico e ad accrescere la nostra capacità di giudizio, sia nel bene che nel male. Perché con i libri abbiamo l’opportunità di confrontare noi stessi con un’infinita varietà di mondi e modi di essere, abbiamo il privilegio assoluto di entrare nella mente di una persona, anche se si tratta di un personaggio artefatto, di carta (cosa che non toglie loro né dignità né tantomeno importanza), e in questo modo possiamo capire le ragioni che lo spingono ad essere o ad agire in un determinato modo e magari comprendiamo che talvolta dietro comportamenti che pensavamo essere del tutto ingiusti, ci sono delle sfumature, delle ragioni, delle cause che non li rendono poi così condannabili, o viceversa grazie ai libri possiamo scoprire la meschinità e la povertà morale che si nascondono sotto atteggiamenti apparentemente del tutto irreprensibili, perciò credo che la letteratura ci dia una grande occasione non solo di conoscere noi stessi ma anche il mondo che ci circonda, ci apre gli occhi ci rende più consapevoli, più ricchi e completi.

sabato 19 settembre 2009

Il Quartiere - Vasco Pratolini


IL QUARTIERE


Devo ammettere che quando ho iniziato a leggere questo libro non avevo grandi aspettative e sono stata scoraggiata dalle prime pagine che non mi hanno coinvolto particolarmente e invogliato a continuare la lettura, andando avanti però mi sono dovuta ricredere e pian piano ho imparato a conoscere e a capire, parola dopo parola i personaggi che popolano questo libro, ragazzi comuni che stanno diventando adulti insieme. A far da sfondo alle loro vicissitudini c’è il quartiere di Santa Croce a Firenze , un luogo familiare, popolato da facce amiche e le cui mura custodiscono tutte le speranze di questi ragazzi, i loro sogni, le loro vite fatte di piccole gioie,affetti, piaceri semplici e sentimenti veri e profondi.
A narrare la storia è Valerio che mi è sembrato però quasi disinteressato e distaccato da ciò che racconta, almeno nella prima parte del libro, egli non sembra avere una personalità forte, anzi viene spesso trascinato dagli eventi e prende raramente posizione, è un ragazzo vanesio come il padre stesso lo ha definito nel corso del romanzo, si rivela anche poco sincero e coinvolto nel rapporto che ha con Marisa, dopo essersi lasciato alle spalle l’infatuazione adolescenziale che ha avuto per Luciana, ma che poi la consuetudine ha spento e trasformato in semplice amicizia. Valerio calpesta i sentimenti di Marisa e la usa meramente per soddisfare il proprio piacere senza mai aprirsi nei suoi confronti e rivelare i suoi veri sentimenti, solo sul finire del libro sembra prendere coscienza dei suoi errori e della sua superficialità dopo essere maturato in seguito alla guerra e alla perdita del suo vero amore Olga, che lo aveva lasciato per seguire la madre a Milano.
Il vero leader che riesce a tenere unito il gruppo di amici è Giorgio, presentato come un ragazzo saggio, maturo, consapevole delle proprie azioni e prese di posizioni ma anche della realtà che lo circonda, egli è sempre pronto al dialogo e al confronto e cerca di tirar fuori il meglio da ognuno dei suoi compagni. Giorgio è guidato da forti valori e ideali, Carlo invece sembra maligno astioso e violento, ma ben presto capiamo come la sua natura sia stata influenzata e funestata dalla perdita del padre e dalla vita disgraziata della madre, e così per sfuggire ai suoi fantasmi interiori abbraccia con fervore gli ideali e le motivazioni costruite apposta per giustificare la guerra dalla propaganda dell’epoca. Poco prima di partire come volontario si confida con Valerio di come sia riuscito con il tempo e con i consigli di Giorgio a piegare la sua brutta natura e a liberarsi dalle sue ossessioni questo suo miglioramento è dovuto molto anche al chiarimento del suo rapporto con Marisa, che scopre essere la sola donna che possa mai amare, dopo la loro riconciliazione e fidanzamento Carlo va in guerra dove trova la morte pochi giorni prima della fine del conflitto per le ferite riportate in battaglia, la sua ultima volontà è quella di sposare Marisa per procura. Tra tutte l’esistenza più travagliata e sventurata è quella di Gino il cui peccato capitale è l’invidia che lo possiede e condiziona per tutta la vita, come lui stesso ammette in una toccante lettera che scrive a Giorgio, a mio parere questo è stato il momento più emozionante del libro, infatti Gino ripercorre la sua intera vita cercando di dare un perché alle sue cattive azioni, dapprima invidia la sorella per le attenzioni che le riconoscono entrambe i genitori, mentre lui viene trattato con disprezzo e picchiato dal padre, poi invidia i suoi amici che vivono con spensieratezza gli anni della loro infanzia e adolescenza mentre lui sempre chiuso in se stesso e vittima della sua natura sospettosa e diffidente non riesce mai a dare un apporto significativo alla compagnia conscio di mancare in qualcosa rispetto a gli altri di essere imperfetto e diverso, diversità che prova anche nei confronti dei suoi compagni di ginnasio, più diligenti o ricchi di lui che invidia con tutto se stesso e che cerca di avvicinare anche abbassandosi a compiere vili servizi per loro, ma vanamente. Gino intravede la felicità diventando il giovane amante di un ricco uomo che soddisfa tutti i suoi capricci pagandolo e introducendolo in un mondo fatto di vizi e malizia, ma anche lui diviene oggetto della sua invidia, Gino infatti brama tutto ciò che non possiede, e il suo crescente desiderio di denaro che l’uomo si rifiuta di assecondare lo porta al definitivo tracollo, in uno scatto d’ira uccide il suo amante e si impossessa dei suoi beni e della sua identità fino a quando non viene arrestato e incarcerato dove muore suicida. Gli altri personaggi di quest’opera sono figure defilate, i cui tratti psicologici sono appena accennati e le cui vicende vengono solo riportate in maniera sommaria.
Alla fine posso dire che questo romanzo mi ha regalato delle emozioni, anche se non penso di annoverarlo tra i miei libri preferiti, infatti in alcuni tratti ho trovato lo stile di scrittura di Pratolini un po’ troppo articolato e ricercato per i miei gusti, di certo non si può dire che il suo linguaggio sia semplice e immediato, anzi per comprendere il senso di alcune frasi ho dovute rileggerle più volte, come ho già detto nella prima parte mi è sembrato che la vicenda procedesse un po’ a fatica, sensazione che si è poi attenuata con l’andare avanti delle pagine diciamo che ho apprezzato maggiormente la seconda metà del volume, comunque lo consiglio a tutti, quanto meno per farsi un’idea della vecchia vita di quartiere, i cui abitanti provavano un forte senso di appartenenza e attaccamento al luogo di origine e alle persone che lo abitavano, sentimento che oggi è pressoché scomparso in favore del cosmopolitismo.

sabato 5 settembre 2009

Ritratti

Scarlett Johansson
Uma Thurman
Questi sono i miei due ultimi disegni, che ho potuto fare approfittando del tempo libero di cui posso godere in estate, e così ho ripreso in mano la matita e mi sono dedicata ad una delle mie antiche passioni che sfortunatamente ho lasciato da parte in questi ultimi tempi a causa di impegni più pressanti, il vecchio discorso delle priorità che uno deve darsi nella vita, ma che poi talvolta non si rivelano le più giuste; comunque quest’estate ho voluto riprovarci, mi sono dovuta applicare più del solito,ma sono veramente contenta delgli evidenti miglioramenti ottenuti rispetto ai ritratti degli anni passati. Questo sito di cui appongo il link http://www.ilritratto.net/ mi è stato molto di aiuto, i ritratti che sono stati pubblicati sono stupendi e i consigli utilissimi lo suggerisco a chiunque si accinga a fare un ritratto.
Il primo dei miei disegni l’ho fatto partendo da un ritratto già fatto così da poter individuare facilmente le ombre, mentre il secondo da una foto che ho messo in bianco e nero e che ho un po’ scurito sempre per evidenziarne le ombre,che faccio un po’ fatica a trovare, anche se il mio tallone d’achille sono i capelli, sia perché non ho la pazienza necessaria ma credo anche perché non so bene, tecnicamente parlando come fare, comunque spero di migliorare con la pratica…

martedì 28 luglio 2009

A riveder le stelle

Mi sono trovata poco tempo fa ad assistere ad un seminario costituito da quattro incontri che attraversando diversi secoli ha analizzato, più o meno approfonditamente le influenze che il cosmo, lo studio di esso, le scoperte scientifiche hanno avuto sulla produzione letteraria dei più grandi scrittori italiani e più in generale le ripercussioni che hanno generato nella storia dell’uomo.

Il primo incontro è stato incentrato innanzi tutto sul rapporto uomo-cielo, infatti l’uomo ha sempre rivolto il suo interesse verso il cielo, sin dagli albori della sua storia, lo ha sempre osservato per trarne benefici, ma anche solo per piacere e curiosità. I primi a studiare il cielo procedendo su due binari paralleli, sono stati i Greci, infatti lo hanno osservato sia in modo scientifico e razionale, ma anche in modo poetico. Purtroppo oggi è stato sottolineato nel corso dell’incontro, si è persa l’abitudine di fissare il cielo e le stelle ed è diventato sempre più difficile sia a causa dei ritmi forsennati che la società di oggi ci impone, ma anche perché l’uomo con l’andare avanti degli anni con l’avvento della modernità, delle nuove tecnologie ha come posto una barriera tra sé e il cielo fatta di luci artificiali, enormi edifici, smog è quant’ altro, l’ironia della cosa è che proprio ora che abbiamo più informazioni riguardo al cosmo ce ne siamo allontanati. Il discorso è proseguito parlando in modo molto superficiale e generico, come d’altronde era inevitabile fare dato il poco tempo a disposizione, di Dante che nella sua “Divina Commedia” ha posto Dio nel cielo, più in particolare nell’empireo, che di fatto però come è stato evidenziato dal relatore è una sorta di ogni dove, un universo parallelo, un luogo spirituale, fuori dal tempo e dallo spazio. Sempre in relazione al rapporto che c’è tra uomo e cielo si è analizzata la figura del melanconico (prima dell’accezione datagli dai romantici) che rappresenta il genio, l’artista , l’uomo che è sia profondamente radicato nelle passioni terrene,caduche, ma allo stesso tempo che è dotato di una mente speculativa che lo proietta verso il cosmo, quindi egli diventa il tramite che congiunge terra e cielo.
Troviamo un elemento cosmico anche in Tasso, infatti, nella sua “Gerusalemme liberata” il conflitto tra cristiani e musulmani è prima di tutto il conflitto tra angeli e demoni.
L’incontro si è poi concluso affermando che l’universo, ha una sua storia, si è evoluto, è cambiato nel corso degli anni e l’uomo lo ha progressivamente capito mettendo da parte l’antica credenza che il cielo fosse qualcosa di immobile e perfetto.

lunedì 29 giugno 2009

I pilastri della terra


Salve a tutti!! Il mio primo intervento sul blog riguarderà un libro che ho letto qualche mese fa e che ritengo uno dei libri più belli che abbia mai letto, premettendo però che finora la mia biblioteca non vanta moltissimi titoli, sto parlando dei Pilastri della terra di Ken Follet, mi era stato consigliato diverso tempo fa dalla mia vecchia professoressa di inglese, che la aveva appassionata e che lo aveva letteralmente divorato in pochissimi giorni, io invece pur essendo incuriosita dalla trama avevo sempre esitato nel comprarlo spaventata dall'ingente numero di pagine e forte della mia esperienza con il signore degli anelli ( non sono riuscita ad arrivare nemmeno a pagina 100), avevo "saggiamente" deciso di concentrare le mie energie verso qualcosa di meno "impegnativo", mettendo a sopire quella curiosità che dentro di me era nata a proposito di questo libro, poi a risolvere il dilemma è intervenuta mia madre, che ha deciso di regalarmelo per il compleanno, così ho iniziato a leggerlo e ne sono stata rapita sin dalle prime pagine, ogni giorno non potevo fare a meno di aggiungere un tassello alla storia dei personaggi che animano la storia, le cui vicende si intrecciano tra loro, il racconto non è mai banale e le mille pagine quasi non le ho sentite, seppure devo ammetere che alcune di queste potevano essere evitate, comunque il ritmo è quasi sempre incalzante e alla fine si è rivelato un libro avvincente, per niente noioso, come temevo, a dispetto della sua considerevole lunghezza, ed è stato capace di catapultarmi in un mondo di intrighi, lotte di potere, amori e passioni. Ken Follet, è stato capace di ricreare attraverso la scrittura l'affascinante epoca del Medioevo mettendo in luce lo stile di vita dell'epoca e le sue numerosissime contraddizioni che possiamo cogliere seguendo le storie, i pensieri, le aspirazioni dei protagonisti che devono spesso lottare contro poteri più forti, la corruzione, e tanti altri ostacoli che oltre a sconvolgere le loro vite, rimmettono continuamente in discussione la costruzione della cattedrale di Kingsbridge, il perno attorno al quale si muovono le vicende di monaci, nobili, artigiani, fuggiaschi....Beh che altro dire, un libro consigliatissimo.