martedì 18 marzo 2014

Once upon a time - Witch Hunt



In questa puntata della terzaserie vediamo Emma alle prese con il nuovo “caso”: scoprire chi ha lanciato la nuova maledizione che ha riportato tutti a Storybrook cancellando un anno di ricordi dalle loro menti. Naturalmente il primo sospetto ricade sulla Evil Queen, la quale non esita a mettere in chiaro che non ci avrebbe guadagnato niente. Già perché un mistero altrettanto importante da risolvere è capire perché questa maledizione sia stata lanciata. In questo clima di sospetto caratterizato da persone scomparse tramutate in scimmie volanti chi non riesce proprio a diffidare degli sconosciuti è Snowhite.
 Spendiamo due parole per parlare di quanto snow sia ingenua,tanto per usare un eufemismo. Proprio quando pensi che dopo tre stagioni il personaggio sia cresciuto, maturato e abbia capito che la “credulonaggine” ,scusate il neologismo, non è proprio “the best policy” ecco che ti rendi conto che come nella vita reale alla stupidità non c’è mai limite. Il fatto che Snow sia un personaggio delle fiabe la rende anche abbastanza credibile nel suo ruolo di babbea della situazione ,e in questa puntata si rivela la degna moglie di Charming, un altro che in quanto a ingenuità ne sa qualcosa. Bene tutto questo era per dire che Snow e l’arguzia purtroppo formano un’antitesi perfetta, e per carità è vero che lei per antonomasia deve avere un cuore d’oro ed essere sempre disposta a credere nella bontà delle persone, ma in una situazione del genere, di allarme,di incertezza e di sospetto qualche campanello d’allarme sarebbe dovuto suonare. Insomma questa fantomatica “midwife”che incontra  è nuova, è sfuggita alla precedente maledizione non si sa bene perché e la cara snow mentre tutti stanno cercando il nuovo cattivo si va a fidare della prima che capita che guarda caso è una levatrice (caso dei casi). A questo punto mi chiedo come abbia fatto a resistere così tanto nei boschi quando era in fuga da Regina! Sarà che il mondo reale a rammollirla! Questa è l’unica spiegazione sensata.

La storia di “I’m your sister” messa in piedi da Zelena  non me la bevo per niente almeno per ora. Ad avvalorare questa mia convinzione è che the Wicked witch ha avuto bisogno del sangue di Regina e inoltre voglio pensare, anzi sperare che gli autori abbiano avuto un’idea più originale  che hanno voluto nascondere per motivi che ovviamente mi sfuggono ma che condivido a priori come mezzo per tenere alto il grado di suspance. Vedremo se avrò ragione o se ho voluto complicare una storyline  a vuoto.
Parlando di Regina devo riconoscere che è diventato un personaggio a tutto tondo, quello che si è evoluto di più nel corso della serie. A questo punto non si può non empatizzare con lei. In questa puntata vediamo una nuova-vecchia Regina: nuova perché distrutta dal dolore della perdita di un figlio, l’unica persona a cui tiene veramente, pronta a scivolare nell’oblio dell’incantesimo del sonno perché per lei in quel mondo non c’è più nulla, e vecchia perché in fin dei conti la vendetta rimane sempre e ancora un tema portante della sua personalità. Ecco è proprio questa dicotomia che la anima a renderla interessante e sorprendente, mentre gli altri restano più o meno sempre uguali a se stessi lei no.

Altri temi rilevanti:
-Neal sempre più M.I.A., anche se di action ne fa e ne ha fatta veramente poca.
-Hook sempre innamorato perso di Emma, sempre più preoccupata del destino di Neal.
-Henry ancora smemorato, che per fortuna almeno così non combina danni.


mercoledì 26 febbraio 2014

NEMICO, AMICO, AMANTE. Alice Munro at last.

Not exactly my cup of tea. 
E lo dico anche con un certo rammarico perché avrei sinceramente voluto apprezzare questa raccolta di racconti più di quanto abbia fatto, ma già mentre leggevo questo volume una serpeggiante delusione rimaneva sempre,o quasi, sottotraccia e costante e alla fine di questa lettura che ho dovuto, non voluto, centellinare nell’arco di cinque mesi è ancora la sensazione principale. Aspettavo di leggere la Munro da almeno tre anni, quindi come talvolta succede, le mie aspettative a riguardo erano altissime e per questo la caduta è stata più rovinosa, avessi letto questo libro senza preconcetti e attese probabilmente l’avrei goduto di più, invece a ogni pagina ero sempre lì in attesa di un balzo, di una svolta che me lo facesse adorare,  ma niente. 
Non sto dicendo che la Munro non è brava, anzi tutt’altro, vista la quasi totale assenza di intreccio se i racconti fossero stati scritti da una scrittrice qualunque non li avrei nemmeno finiti. Le riconosco un’indubbia eleganza nello stile e la capacità tutt’altro che scontata di rendere avvenimenti altrimenti trascurabili, essenziali alla storia senza calcare troppo la mano, ma come ho già detto la mancanza di eventi si fa sentire e seppure la Munro è a mio avviso una grande creatrice di atmosfera tutto ciò non basta, almeno per me. Il risultato è stato il riscontro di una certa mancanza di coinvolgimento e di un mio velato disinteresse nei confronti di certi personaggi che mi sono solo scivolati addosso. 
Il migliore fra tutti è "Ortiche", del quale ho adorato il ritorno all’infanzia, il ricordo dei giochi e della semplicità delle emozioni in contrasto con la complessità dei sentimenti e delle aspettative degli adulti. Anche "Nemico, amico, amante" mi ha colpito abbastanza favorevolmente soprattutto in virtù dell’inaspettato e sorprendente epilogo e ho apprezzato pure "Conforto", più che altro per gli spunti di riflessione a cui può dar luogo. All’inizio della sua lettura avrei annoverato anche "The bear came over the mountain"  ma poi si è dilungato troppo rimanendo sempre un po’ troppo sulla superficie. 
Ecco un'altra considerazione che mi sento di fare è che gli spunti erano tutti interessanti ma poi nello sviluppo, secondo me, sono rimasti incompleti e approssimati. Sarà una mia pecca il non essere riuscita a cogliere la bellezza di questi racconti ma così è. Mi aspettavo qualcosa di diverso.



Solo due parole riguardo alla copertina che ho trovato particolarmente bella, tanto da ricordarmela a distanza di anni dalla prima volta che la vidi. Ammetto che ciò che mi attrasse di più quando presi in mano questo volume fu proprio la foto in copertina. 
Mia Kirshner fotografata da Robert Zuckermann

venerdì 11 gennaio 2013

Once upon a time - Review

Dopo una prima serie un pò altalenante con numerosi alti è bassi, soprattutto nella parte centrale, sembra che Once upon a time abbia finalmente spiccato il volo a partire dagli ultimi episodi della prima stagione e continuando in quest'ottima direzione nella prima parte della seconda che sta attualmente andando in onda negli Stati Uniti e verrà a breve trasmessa anche in Italia sul satellitare.
Direi quindi che dopo un lieve tentennamento la serie ha di nuovo conquistato il mio favore.
Ciò che a mio parere aveva un pò indebolito la prima serie era stata la mancanza di subplot efficaci che si intrecciassero con successo, facendo risultare diversi episodi un pò piatti.
Ora però si può ritenere questo inconveniente del tutto accantonato e ora ogni episodio scivola via per tutta la sua durata con un timing quasi perfetto, mantenendo alto il livello d'attenzione dello spettatore.
In questa seconda stagione Emma, dopo aver spezzato la maledizione, si ritrova catapultata nel mondo delle fiabe insieme a sua madre Biancaneve, alla ricerca di un portale che le riporti a Storybrook, dove ora ogni abitante ricorda il suo passato e la sua vera identità e dove la magia è tornata anche se in maniera e quantità diversa. 
Assisteremo anche a una redenzione (tale o presunta) della malvagia Regina il cui personaggio verrà arricchito da numerose sfaccettature che la renderanno forse meno "Evil" agli occhi degli spettatori.
La questione però di come mai non sia stato possibile tornare alle proprie vecchie vite rimane aperta e una nuova minaccia si staglia all'orizzonte della città.