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Once upon a time


E così mi sono imbarcata nella visione di una nuova lunga serie quasi non sapendolo. Mi spiego meglio,  sto parlando di “Once upon a time”,trasmessa ieri sera su rai2. Avevo visto la pubblicità giorni prima e mi era sembrata abbastanza carina da dargli una chance,ma non mi aspettavo sinceramente che avesse al suo attivo ben 22 episodi e una seconda stagione che sta per  essere trasmessa negli Stati Uniti tra pochi giorni, piuttosto mi ero auto convinta che consistesse al massimo di una decina di puntate, fuorviata dalla mie recenti visioni di serie inglesi come “life on mars”, “ashes to ashes” e “downton abbey”, le cui stagioni durano in media 8 episodi. Faccio mea culpa e vado avanti, tanto se avessi saputo la sua durata effettiva prima della visione avrei comunque deciso di iniziarla.
Dunque come primo episodio direi che è andato bene, è stato abbastanza intrigante, ha saputo cogliere la mia attenzione anche se non mi ha conquistata. Ciò che comunque risulta più interessante è il fatto che questa serie rappresenti una novità per ambientazione e tematiche nel panorama televisivo e il fatto che inserisca elementi nuovi e accattivanti in una cornice già conosciuta, cioè quella delle favole che ormai tutti  conoscono più o meno bene quasi per osmosi  potrebbe a mio parere giocare a suo favore come no. Infatti da una parte l’essere al corrente del background dei personaggi può invogliare lo spettatore ad approfondire la conoscenza delle loro vicende ma d’altro canto può innescare la reazione opposta per cui abbiamo talmente tanto sentito parlare della loro storia che eventuali varianti non sono sufficienti a sostenere la visione di 22 episodi. Questo dipende tutto da come gli ideatori della serie si sono giocati le loro carte e da quanto di innovativo e visionario vi abbiano messo dentro. Ecco avendo saputo che gli autori e produttori di “Once upon a time” sono gli stessi di lost non posso non sperare bene.

La storia vede come protagonista Emma Swan che nel giorno del suo ventottesimo compleanno viene raggiunta dal figlio che dieci anni prima aveva dato in adozione e che la convince a riaccompagnarlo a casa a Storybrook, nel Maine, che in realtà è una città abitata soltanto da personaggi delle fiabe bloccati nel tempo, incapaci di ricordare il loro passato e la loro vera identità. L’unico venuto a conoscenza della situazione è Henry ,il figlio di Emma, adottato dalla regina cattiva che 28 anni prima aveva lanciato un sortilegio sul mondo delle favole in modo da causare l’infelicità di Biancaneve e di tutti gli altri trasportandoli nel mondo reale dove solo lei sarebbe stata la vincitrice e la padrona.  Biancaneve e il principe però riuscirono a mettere in salvo la figlia appena nata in modo che, secondo quanto rivelato da una profezia, possa giungere a salvarli  ventotto anni dopo.
Ora tocca quindi a Emma spezzare l’incantesimo, che anche se non ancora pronta a credere alla versione di Henry decide comunque di rimanere a Storybrook per assicurarsi del benessere del figlio.
A questo punto non ci resta che vedere come si evolverà la storia.

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